Una donna è morta dopo un cesareo all’ospedale di Nicosia (Enna). Nella struttura la rianimazione non c’è e si è dovuto aspettare l’elicottero, che ha ritardato. Una diciassettenne ha perso la vita a Orbetello (Grosseto), dove era arrivata dieci giorni dopo essersi fatta male in Calabria, dove era stata vista in una clinica privata. Due storie avvenute di agosto hanno risollevato il problema dei piccoli ospedali nel nostro paese, tanto che il ministro alla sanità Beatrice Lorenzin ha da poco annunciato un piano per ridurre queste strutture (come in realtà avevano già fatto senza risultati alcuni suoi predecessori). Le strutture con meno di 80 letti sono troppe in Italia, cioè 257 secondo i calcoli che vennero fatti durante il governo Monti. Tagliare i circa 150 che davvero non servono a niente, cioè non stanno su isole o in luoghi remoti, porterebbe a un risparmio di 200 milioni di euro all’anno. Ma chiudere un presidio sanitario è sempre una scelta politica scomoda, perché si tira dietro le proteste dei cittadini che si sentono meno tutelati e l’ira di chi lavora nei reparti. In molti casi, del resto, i piccoli ospedali servono anche ad assicurare posti da primario e incarichi di responsabilità amministrativi.